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venerdì 15 luglio 2016

Le mani nude sui miracoli

Ti ricordi le mani nude sui miracoli?
Impiastrate di colori freschi che pensavamo non andassero mai via?
Ti ricordi il da fare? I boccioli delle bouganville euforici all'idea di sbocciare?
Il mare triste, più triste che a fine estate. Il mare triste d'inizio estate, con l'odore atomico di vernice che saliva dai cancelli di ferro ripitturati e dai paletti di legno della riviera?
Il mare triste, più triste che a fine estate, perché a fine estate c'è la nostalgia ma all'inizio.. all'inizio c'è sempre la malinconia. All'inizio di tutto quello che sai c'è la malinconia, specie all'inizio dell'estate, perché lo sai che è un inganno, lo sai che porterà la nostalgia, lo sai che non succederà niente, o poco, molto poco, ma hai la stessa euforia di sbocciare delle bouganville che ogni anno non credono che il sole le farà solo sbocciare per un po', ma che il loro fiore durerà per sempre.
Ogni anno ci credono.. come abboccano le bouganville, nemmeno i pesci.
Ti ricordi il rumore dell'autobus mentre ti scrivevo?
Quello che si legge tra le parole che fanno su e giù ma non devi rileggere?
Quelle parole che sanno di arrivare storte, appoggiandosi tra persone sconosciute di chi le riceve, proprio come sono state scritte, storte, appoggiandosi tra persone sconosciute, per non cadere.
Tutte le parole portano con loro i movimenti che le hanno messe al mondo, volevo sapere se ti ricordavi quel movimento.. Chissà?
E ti ricordi il mare? Calmissimo, guardato con la speranza di scorgere orizzonti nuovi, paesaggi diversi e con lo stesso rigore di un equilibrista, lui, come le parole, connesso al tempo, solo per memoria, organizzava spettacoli di sguardi nuovi e emozioni tutte da creare, restando sempre lo stesso, con gli stessi orizzonti, e nessun paesaggio nuovo.
Ma con emozioni sempre da creare, da creare a passeggiate di amore, rabbia, delusione, di solitudini impreviste o sempre le stesse, di sentimenti non messi in conto, di orgogli da salvaguardare, di corazze da ingoiare sul fondo. Sorrisi o lacrime. O tutte e due insieme.
E il posto. Il suo nome. Te lo ricordi?
Con quel suo doppio nome strano, con quel suo pronunciarsi fuori moda, lontano da ogni aspettativa di un evento tanto importante che prevedeva una nuova creazione, un big bang di scintille che avrebbero infiammato vite vissute e chissà quante a venire. E invece..
Ricordi i profumi? La piadina, l'odore di pasta di piadina sbruciacchiata sulla piastra, il chiacchiericcio degli abitanti, le grida dei bambini in bicicletta tra i viali fino al viale grande, dove il sentiero s'inchinava in una curva gentile, quella dove c'era una panchina.
Ti ricordi la panchina? Il luogo di tanti satori di tante vite? Sinonimo di ovunque e per sempre, il luogo da cui tanti si continuano a baciare per anni a venire anche solo nella mente..
Ti ricordi la spensieratezza? la leggerezza? Quella sensazione di poter far a meno di tutto e di tutti?
Il camminare sbilenco sul lungomare. Quel miracolo. Quel passeggiare spensierato sempre più miracolo.
Come quello di sentirsi presi per mano.
Ti ricordi?
Io mi ricordo tutto. E ancora oggi come le bouganville, penso che il fiore che sboccerà durerà per sempre, anche quest'estate, e nessuno mi convincerà del contrario.
Perché le mani nude sui miracoli fanno questo e non solo nella mente, fanno sbocciare per sempre un fiore che realmente non vivrà che un'estate.
Ma quell'estate siamo noi, tutti noi, a qualsiasi età, di qualsiasi credo, perciò questo basta all'eternità per afferrare un pensiero, un momento, viverlo intensamente senza lasciarsi attraversare dal tempo passivamente. Viverlo con convinzione e gioia, ma seriamente. Viverlo. In qualunque modo, fosse anche solo condividendo un pensiero, un sorriso, una lacrima, un fiore che a mani nude affronta la fugacità del tempo e arrampicandosi, guardando un miracolo dall'alto.

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