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venerdì 4 settembre 2015

Non è possibile..

L'abbiamo visto tutti e ci siamo indignati.
L'abbiamo visto come le cose che non si vogliono vedere, e stiamo ancora parlando delle 'cose'.
L'abbiamo visto tutti il mondo alla deriva, in una mostruosa immagine dell'umanità, nel suo non approdare a nulla che non sia disastro, confusione, delirio, convulsione, orrore e macelleria.
L'abbiamo sentita tutti la morsa allo stomaco, avvertito il senso d'impotenza del dettagliato panegirico dell'indignazione dal divano, dalla poltrona dell'ufficio, dalle poltrone dei palazzi, dalla sedia in cucina, o proprio in riva al mare, qualcuno spostando per un attimo l'attenzione dall'incensarsi in selfie autocelebrativi di non si sa cosa in una continua dimostrazione dell'esistenza.
Nilufer Demir da un paio di giorni è ricchissima e famosa.
Per aver immortalato l'umanità alla deriva, il naufragio della coscienza, la speranza spiaggiata.
Che fosse pietrificata è oltre l'ovvio.
Mi obbligherò a capire, perché non ci arrivo nemmeno con la scala, tanto meno quella dei valori, visto l'accaduto, cosa le ha dettato di scattare, anziché accorrere per vedere di girarlo per una magari vanissima respirazione bocca a bocca, un micromassaggio cardiaco, un prenderlo in braccio e tirarlo via almeno dall'onda che continuava un'unzione infernale con fare pacato.
Mi obbligherò a capire.
Ci ha informato. Ci ha reso partecipi dell'anaffettività globale, dell'indifferenza generale.
Ci ha costretti tutti a camminare sul filo dell'equilibrista, sul filo spinato piantato nell'ingannevole roseto dell'impossibile confine tra informazione e sfruttamento del dolore.
Personalmente non ne sono capace.
E non l'ho pubblicata, non la pubblico e non la pubblicherò mai.
Quando l'ho vista, mi sono accartocciata come ognuno di noi e non sono riuscita a dire niente, e se a scrivere due righe insulse di rabbia, perché di orgoglio ne dimostriamo sempre meno, e perché se l'indignazione 'dal divano' viene giustamente derisa, l'indignazione 'dal palazzo' non ha eguali in ipocrisia.
Si sta come imbecilli impotenti mentre il mondo rotola, Aylan viene fotografato anziché soccorso e se così non fosse stato non avremmo misura dell'orrore, ma ora abbiamo solo un -flebile- grido 'Non è possibile..'
Credo che sia necessario il silenzio. Anche delle immagini. Di questa pornografia della morte, di questi dettagli inutili dell'inferno, della mostra macellaia di ogni carne..
Serve il silenzio anche delle immagini, e non perché gridino da sole..
Serve anche quello, ovviamente, delle parole spocchiose e non perché non dicano niente.
Il silenzio come terapia sociale.
Non inteso come omertà, ma come esame di coscienza..
Poiché sebbene si dica che chi ne ha una pulita, forse non ne ha effettivamente una, alcune sono proprio una discarica di monnezza. Una fossa comune dello schifo.
Il silenzio.
L'ineffabile come unica possibilità di salvezza, e per tanti bambini come Aylan, l'unica possibilità di carezza, post mortem.
Per tanti.. meno bambini, per tanti meno belli. Per tanti meno fotografati.
Sono tentata a dire che l'obiettivo è rivolto dalla parte sbagliata finché si ha il coraggio di scattare la foto ad Aylan. Forse i selfie sono molto più dettaglianti per analizzare il marcio, d'altronde analizzano le varie 'sfaccettature' dell'indifferenza quando non la fisionomia dei responsabili.
L'informazione certo. Ne conosciamo tutti l'importanza e quindi.. il loop che vuole in risposta un 'Ormai'. Come fa a non irritare il fatto che quello che dovrebbe provocare una reazione immediata verso questi criminali, dai cittadini ai politici, non farà altro che scavare ulteriore senso di impotenza?
Il 'Ma come si fa?' può dirlo mia zia mentre gira la frittata, non un Paese di alto profilo intellettuale come il nostro, non l'Occidente che balbetta quattro parole tipo 'Piano d'emergenza'.
'Piano con le parolacce!' è la mia risposta!
'Piano' è una parolaccia, visto il contesto.
'Emergenza è una parolaccia, visto che Aylan non andrà comunque all'asilo e la sua foto rimbalza ovunque mentre in tendenze spicca l'hashtag #ilprimogiornodiscuola. Lui non ci andrà.
Retorica lo so, tanti come lui.
Retorica lo so.
Tutta retorica lo so.
E' questo che vogliono che diciamo: che non serve a niente! Ma non può essere!
Serve posare quei telefoni per fare foto e tornare a chiamare magari per l'emergenza e per istinto perdio! Non può sopravvivere una società che ha per istinto guardare e non fare!
Si dice stare a guardare per dire che non si prendono provvedimenti sul da farsi e noi elucubriamo sull'informazione? Siamo impazziti: se domani non abbiamo tutte le foto degli scafisti, dei criminali, dei mafiosi, siamo impazziti e basta. Quale informazione?
Stare a guardare. Così. Come disagiati compulsivi.
Guardare porno e non fare l'amore, guardare la morte e non tentare la salvezza!
Ma la si chiamasse pure retorica, io non ci sto.
Se Aylan, da vivo, avesse avuto i soldi dei diritti di seguito della foto da morto, non avrebbe dovuto nemmeno fuggire da Kobane.
La fotografa era pietrificata, lo dice ai microfoni di tutto il mondo, noi con lei che lo diciamo su tutti i social e chi dovrebbe parlare non può farlo più.
I delfini muoiono a riva non i bambini. I delfini.. che precedono la prua di ogni imbarcazione in una rotta di navigazione di ultrasuoni, il simbolo dell'avanguardia, del futuro..
Ciao Aylan..
Vorrei essere certa nel dirti che la tua morte non è vana, e che domani migliaia di Nilufer Demir affolleranno i lidi di ogniddove per immortalare tutti gli scafisti responsabili del tuo destino.
Vorrei essere certa che il diritto all'informazione che difendono alcuni è reale, e non ha per forza a che fare con i diritti di seguito offerti in pasto agli squali : dai politici, agli oppionionisti, dai talk show alle testate. Al muro.
Vorrei essere certa nel dirti che sei un martire di questo secolo imputridito nel fetore dell'imbalsamazione delle emozioni e di ogni attività cognitiva che a un certo punto con il tuo sacrificio, ha trovato il coraggio di non lasciare tu fossi una semplice vittima, una delle migliaia, ma il simbolo di una coscienza collettiva che giocando a carte scoperte, troverà il coraggio di scoprirle tutte.
Vorrei essere certa che al tuo destino ti sia di carezza il silenzio e che la prossima volta.. non ci sarà perché avremo fatto in tempo a salvarti senza foto, perché non saremo stati nemmeno per un attimo a guardare.


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