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venerdì 23 gennaio 2015

le cose se ne vanno

le cose se ne vanno in confuso silenzio, di quelli che non senti bene l'ultima parola
ti guardano a lungo prima di andarsene, ti fanno da specchio, da truccatori, da musica
non si lamentano mai del tempo, per loro l'importante è assicurarsi di non averti trascurato
neanche un attimo, per leggerezza, per caso, per distrazione, per orgoglio, per proteggerti
non c'è nulla che le spaventi, a meno che non decida tu di essere la causa dello spavento
a forza di gridare incertezza, di farle sentire di troppo, di meno, di peso, di scarto, di fastidio
a furia di urlargli dubbi, incedere di passi e poi fughe, sostare di macigni passati, vuoto vago

le cose se vanno moltiplicate di imbarazzo, svilite nell'indifferenza, sgretolate nella dignità
ti aspettavano come si aspetta il giorno di festa, ogni volta più volte al giorno, fino alla notte
ti vegliavano come quelle notti che riservano un giorno importante di quelli che non sei mai sicuro di aver fatto tutto e averlo fatto bene e l'orologio può segnare le ore che vuole, tornare al tempo di prima,
andare avanti saltando mesi, fermarsi a caso in un secondo, che le lancette si troveranno sempre sul
pensiero di te, quel te così come sei, dolcezza e amore ammainati per paura, per convenienza,
per malinconia rifiutata, per responsabilità domata, per misure prese, visioni di grigio scadente

le cose se ne vanno in un momento qualsiasi, ma solo dopo aver pasturato oceani di tutto di sé,
perché la pesca fosse ricca, perché tu non avessi fame in mezzo al mare, fosse stato sia esso calmo che in tempesta
perché la traversata avesse per albero maestro, la maestranza del prestarsi, dello spendersi oltre
tra il mare grosso, il fondale basso o altissimo e roccioso, tra l'incontrar delfini e squali ad ancòra gettata poco più che a largo, a protezione e guardia, ad attenzione e guida, a radar e sonar
per non farti dubitare di un'ora di bonaccia fosse stata una o un frammento di lei, un secondo sospeso
tra il certo e l'incompreso, tra la resistenza e la presa, tra la cima data e quella sciolta, il porto sicuro e la caletta a sorpresa, tra il cielo che parla stelle, tra i sentieri della tua pelle, paesaggio mai raggiunto

le cose se ne vanno quando tu non le guardi più o forse non le hai mai guardate, se le hai viste, evitate
se incontrate, schivate, se da incontrare procrastinate sine die per appuntamento e quel che resta non va lento, non viaggia affatto, quella mancata carezza peserà come un delitto, il mancato bacio come lo sparo udito di lontano, trapassate, col colar di sangue a suon di lacrime umiliante, di ferocia inaudita, non ci sarà smentita, giustificazione, nessuna lentezza benedice l'illusione, l'albero si spezza, la vela si piega, il mare ingrossa, l'acqua s'imbarca, la nave affonda, s'inabissa e come palombaro esperto alla risalita, ne usi un tavolaccio per farne festa di vita piena, sorte scampata, fine elusa

le cose se ne vanno molto dopo, tentando di rimettersi in piedi da sole, passarsi perfino il coppale,
lasciandoti navigare in quell'amore, che unico mare vogliono per te, se ne vanno da sé, dopo essersi assicurate che stai veramente bene, a navigatore, a remi, a timone, a portolani e mappe, se ne vanno a tentoni nel buio in una navigazione senza tappe, nessun porto che più conti, nessun silenzio da ammirare, le cose se ne vanno quando le hai lasciate affogare, mentre dopo essersi spese senza remore per te, non hanno visto allungarsi neanche un remo perché tu le riportassi.. così,

le cose se ne vanno, le cose che ti amavano più della loro vita, che ti apprezzavano e vedevano in te la meraviglia della naturalezza, dosi e grazia di bellezza, garbo e gentilezza, se ne vanno approdando a riva insieme alla monnezza, i resti della pochezza, tridimensionalità di debolezza, senza repliche, la dipartita è sempre una e non vorrebbe, solo la tua voce la fermerebbe, ma poi, come quel gioco alla sorte che facesti con loro, tra la tua noia e la tua fortuna, mentre cantavi svestito e mettevi alla prova, lasciavi sbagliare per dire mi mentiva, gioco al ribasso, fino in fondo all'abisso, poi si muore, senza ossigeno si muore e ogni lacrima scompare nel mare, il mare di amore, fatto di sospiri e esperienza insieme, di attriti e va tutto bene

Resta un tatuaggio a baci sul cuore che segnerà la tua fortuna e il mio scomparire
perché se solo il tempo è la prova delle cose, nessuna sedimenta eternità per la prova in cui si è spesa
se non il risultato di una fiducia, intensamente intesa, abbracciata, moltiplicata, transverberata
non c'è denaro o prova che compri quel diamante, le cose se ne vanno quando hai detto loro
per me sei molto, ti auguro tutto, ma posso avere di più perché per me non sei poi così importante

le cose se ne vanno, le cose sono i gesti, quelli che cercavi, quelli che senza, come me, non poteva essere amore, quelle cose sono io, affaticata, mai raggiunta, approdata sulla riva che le farà da vuoto più che da culla, ma non l'addormenterà mai tra la rabbia..
le cose di me, lo sai quali sono, valevano molto ma costavano poco, e resta che... da lontano

le cose se ne vanno, resto io che son la stessa, senza di te, dov'è la meraviglia?




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