Pagine

martedì 25 novembre 2014

L'UAAR e la cultura di morte della donna

E' triste come nella Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, l'UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti) si limiti a farne una provocazione religiosa.
O meglio una provocazione ai fini di insinuare che due particolari confessioni come l'ebraismo e il cristianesimo siano complici di questo tragico fenomeno.
La foto mi è stata segnalata da un'attivista delle Sentinelle in Piedi, che vengono costantemente provocate, oltraggiate e insultate fino all'appellativo di 'omofobi' .

Il versetto riportato nella foto, estrapolato dal contesto, narra l'evento infame cui segue

Gli abitanti di Gabaa lo hanno minacciato perché volevano abusare dell'ospite così il padrone di casa ha preferito sacrificare la sua schiava(prostituta)ma loro ne hanno abusato così tanto da ucciderla ed il padrone ha mandato i suoi pezzi a tutte le tribù di Israele per muovere una rivolta. 

Così, mentre si pensa a far cadere la 'colpa' dei mali del mondo sulle fondamenta della cultura giudaico-cristiana che è l'unica cultura che si occupa e preoccupa ogni giorno in ogni parte del mondo di difendere la donna di qualunque provenienza e confessione, compresa soprattutto quella islamica che prevede la Shaarìa, il burka, e limitazioni di ogni tipo, l'UAAR si mette a dare lezioni di etica al mondo e a trovare il capro espiatorio del femminicidio dilagante.
Come a dire, tolta la Bibbia, tolti i problemi.
L'UAAR che fa propaganda di morte da mane a sera esultando sulla legge che vieta ai medici cattolici l'obiezione di coscienza in tema di aborto.
L'UAAR che si preoccupa di far si che le Femen arrivino davanti al Vaticano a poggiarsi il Crocefisso tra le chiappe.
L'UAAR oggi ci viene a dire che il femminicidio e in generale la violenza sulla donna sono un male di radice cristiana.
Per fortuna che ci sono loro.
Qui di seguito riporto il versetto del Libro dei Giudici dove si condanna proprio l'atto di femminicidio ai danni di una schiava e prostituta, e ripeto ai danni di una schiava e prostituta.
Per tanto la difesa della donna, di cui l'UAAR non sa nulla e di quel poco che sa si limita a fotoscioppare due versetti fuori contesto, per la cultura giudaico-cristiana è inalienabile, imprenscindibile per ogni donna e di qualunque estrazione sociale.

"Parlate!Come è avvenuta questa scelleratezza?"
Ed il popolo d'Israele esce a cercare ed uccidere questi uomini di Gabaa che hanno compiuto un simile gesto.

Quanto descritto nel versetto calunniatore viene condannato aspramente con la parola "Infamia" .


L'UAAR è l'istituto della cultura di morte della donna e ogni giorno s'impegna perché vada tutto bene affinché sia definitivo un maschilismo imperante vestito di neutralità e nel peggior senso inteso.
Consumandosi ogni giorno in questa devastazione di armonia andando a premurarsi che le Femen si esibiscano, che la pornografia diventi un codice comportamentale, che l'annullamento dei generi inculcato a scuola (dal genitore A e B all'introduzione del manuale sessuale nella scuola primaria magari con insegnanti di spicco come Vladimir Luxuria) risulti uguale all'emancipazione, e che il nuovo ordine mondiale del politicamente corretto venga bevuto da tutti come un caffè corretto.
Peccato però che sia corretto all'arsenico culturale e edificante.
Ricordiamo anche il delirio tentato di Marcello Veneziani, che in "Contro i barbari", si appoggia al favore della perversione per spiegare l'autorevolezza del bene di cui il Comunismo è impregnato.
Si tenta di dargli un senso.


“Il comunismo, dicono a sua discolpa, aveva buone intenzioni, poi degenerate. Ma questa è proprio l’essenza del male: la perversione del bene. Lucifero è un angelo ribelle e decaduto, come Giuda è un apostolo che ha venduto la sua santità per trenta maledetti denari. Così il comunismo è una perversione del bene, l’idea di un paradiso in terra che si rovescia in un inferno.”
M.V. – Contro i barbari (2006)

E anche col suo genio non è semplice.
E' stato proprio il femminismo che ha fatto del corpo femminile l'ostensorio di ogni tipo di pestaggio di diritti acquisiti e si è scannerizzato più che denudato, in ogni sua parte continuando a ostacolare proprio il freno delle violenze che ci troviamo ancora a condannare.
con la deviazione della percezione delle abilità di una donna sul lavoro: prostituirsi e essere sterile prima ancora che preparata.
O dimentichiamo che nell'evoluta Germania dell'Est non assumevano personale femminile che non si fosse sottoposto a un intervento alle tube per chiuderle?
O dimentichiamo che alla richiesta di maternità anche tanti organi di informazione che si battono in petto per i diritti delle donne, al ricevere della stessa, recapitano  una bella lettera di licenziamento?
Oppure facciamo tutto un falò di quanto ogni giorno in ogni momento venga suggerito un atteggiamento sottomissione psico-fisica come laurea ad honorem e quid mistico per affrontare il mondo del lavoro?
E questi organi di stampa che tanto si battono in petto non sono portatori sani di maschilismo?

E tutto ciò laddove al posto di una sobrietà comportamentale circa i distinguo di generi che hanno depauperato la società, il buon senso fa fatica a tenere uniti uomini e donne di ogni idea politica o estrazione sociale o appartenenza etnica e religiosa nel combattere il tragico fenomeno.

La violenza su una donna deformerà per sempre la sua psiche, qualunque sia il suo credo, la propria identità politica, il proprio percorso umano, professionale, interiore e sociale al tempo stesso.
Strumentalizzare una tragedia è a dir poco ridicolo
Serve combattere uniti, TUTTI, questa battaglia contro la violenza sulle donne.
O la polemica continuerà a inasprire le difficoltà, come bisognerebbe inasprire le pene, contrariamente al pensiero del nostro Presidente della Camera Laura Boldrini, che oggi nel suo discorso ha ribadito la quasi inutilità di un simile provvedimento.
La violenza su una donna minerà finanche il suo cuore riuscendo talvolta ad installare in lei un vero e proprio programma di autodistruzione, di non amore di sé.
La violenza sulle donne è deplorevole in qualunque contesto, in ogni situazione, e in ogni grado.
La violenza fino all'omicidio, il possesso deviato e deviante è un segnale chiaro di una cultura maschilista nel senso più degenerativo mai esistito se inscritto in un'ottica di progresso e di emancipazione femminile soprattutto dal dopoguerra ad oggi.
La violenza sulle donne in sconvolgente aumento dichiara il fallimento totale della degenerazione del femminismo a discapito della cultura della donna.
C'è chi ne ha subite finanche due. Due inferni, due maledizioni, due inviti al suicidio quando accortasi di essere rimasta, per volere di Dio o caso che vogliate chiamarlo, viva.
Una da un ateo, agnostico e razionale. E l'altra da un cristiano battezzato.
Ci trovate una differenza voi nel dolore?
Anche no.
E per gli stupratori atei e agnostici, l'UAAR cosa scriverà?
Proveremo a chiedere.
La violenza sulle donne non è un diktat religioso, solo un inno alla morte su colei che è la custode della vita per mano di bipedi malati e incivili.
Oggi era meglio essere uniti in un abbraccio che polemici per ideologiche parzialità.

Elisa Pistolesi ©



Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.