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sabato 11 ottobre 2014

Quando la sveglia va suonata

"Cosa hai fatto oggi a scuola?"
La domanda delle domande della mamma, quella a cui rispondevi solo se 
-avevi preso un bel voto
-la maestra aveva sgridato quello che ti stava antipatico
-non ti avevano cacciato dalla classe o messo note.
La mamma.
Dicono esista ancora. 
La mamma che è cambiata, che cerca di essere più comprensiva, di non darti-sberle-ok-niente-sberle, ma 'quando ci vuole -ci vuole', specie se la sberla te la beccavi per emulare il/la maleducato/a della classe, della scuola, del vicinato, perché sembrava più sicuro di sé.
Mia madre era diversa, ma poi penso, come la vostra.
Andava dicendo a mia nonna "Dalle due pizze se serve", ma poi si ricredeva, passava da mia zia e diceva "Stalle dietro e se non la prendi, raggiungila co' na ciavattata".
E percorreva il viale col finestrino abbassato della 500 verde militare, con cui andava al reparto sciroppi della Sigma Tau per il suo turno, per autorizzare tutte le vecchiette e le signore del paese a tirarmi ciabatte, orecchie e ovvie strigliate.
Io più che 'argento vivo' ero 'rompipalle d'oro', già da bambina. 
Qualunque gioco o da fare che mi davano, lo finivo prima del tempo. 
Disegni da riempire col colore, puzzle da 200 pezzi, compiti di cugine più grandi che già andavano alle medie, annaffiare piante, raccogliere la mia fila di pomodori, fagiolini, fragole, nocciole a seconda della stagione. Non sapevano mai come tenermi incollata a una sedia o indaffarata per più di un po' perché finivo sempre prima del previsto.
Se mi lasciavano a giocare a campana, mi ritrovavano a suonare campanelli; se finiva il gessetto entravo in cantine misconosciute in mezzo a calcinacci di ogni tipo per trovare un gessetto; se si giocava a nascondino appena girato l'angolo salivo su un albero; se davano Occhi di gatto rubavo nespole, vasi di gerani, panni stesi per sentirmi all'altezza del mio cartone preferito.
Quindi in realtà, due sberle o due 'pizze' e una ciabatta corredate di strigliata per me erano pure poche.
Come diceva mia madre "A te bisognerebbe darti un rum non il latte, così ti calmi!".
Ma io non ero agitata, ero iperattiva e ovviamente schifavo il riposino pomeridiano. Piuttosto andavo a parlare con le tortorelle nella voliera. Ok, qualcuno sta pensando che io sia stata fortunata, perché chissà in che villa e che paese dei balocchi sia cresciuta.
Errore.
Abbiamo vissuto dai nonni in una risicata sala da pranzo ovviamente adibita a camera matrimoniale fino al compimento dei miei 5 anni. E i miei amici su facebook lo sanno. E le mie cugine ricordano che se due pizze me le dava pure mio padre, probabile che non solo non diminuivano, ma prendevo qualche cintata. Almeno il gesto lo faceva. 
Io ero un disastro. 
Non ha fatto in tempo ad aprire una biblioteca che tutti i giorni consegnavo il libro letto e volevo raccontarlo e nessuno mi stava a sentire! 
Eppure, tutto questo per dire.. che non voglio bene a mia madre perché è morta, non ricordo con 'dolore' le sue ciabatte volanti, né ce l'ho con mia nonna che ha rotto più mestoli nel tentativo di rincorrermi che per l'uso che li consumava, né con mio padre per la voce grossa o gesti che incutevano terrore.
Anzi.
Anche se allora poi piangevo e li consideravo cattivi, la differenza tra ieri e oggi è che se a quei tempi andavi da tua zia o da tua nonna o dall'altro genitore per lamentarti dello schiaffo o della strigliata, ti rispondeva con una sola frase: "Se non la finisci te dò il resto!".
Ecco.
Una volta un compagno di classe mi buttò lo zaino-cartella della Pantera Rosa nel secchione. Sono andata a dirlo a mia madre e mi sono sentita rispondere: "Tu che gli hai fatto?".
Siccome non gli avevo fatto niente per davvero, il giorno dopo, cercai di buttarci a lui.
E nello spavento, una litigata e 'mannaggia il diavoletto' col mignolino e tanti saluti.
Altra bravata mia, ma si va indietro all'età di 3 anni alla notte della Befana, i miei facevano la fiera a Latina e tutti mi dicevano che la mamma era andata dalla Befana per aiutarla a portarmi i regali.
Ma se loro vendevano giocattoli ai genitori che facevano il regalo della Befana ai figli, perché a me lo portava la Befana in persona? "Allora la Befana esiste?", "La Befana è la mamma? Impossibile è bella!" Allora devo controllare.. Così quando nonna e nonno finalmente russavano, io mi alzai e per passare il tempo (ovviamente dovevo fare qualcosa) mi misi a fare i collage con le forbici e la colla Coccoina. Qualcuno aveva lasciato il televisore acceso. Il film che stava passando aveva delle musiche inquietanti e io mi spaventai a morte, ma siccome non sapevo come si spegneva, tagliai il problema alla radice: tagliai il filo del televisore.
Sono viva per miracolo per tante cose così che ho fatto. Esplose in mille pezzi, in una frazione di secondo i nonni erano in piedi, il vicinato alla porta, e io, visto che ero viva, già con una faccia come una zampogna. Il bello arrivò il mattino successivo, quando arrivò mia madre che dovette ricomprare il televisore alla nonna che nel tragitto mi disse "Ti mando dalle monache e appena fai 12 anni, inizi la clausura! Sei un pericolo per te e per gli altri!". Effettivamente. In tutta risposta le dissi "E poi quando mi vieni a trovare che tu sei comunista?" Altra sberla.
Non ero normale. No.
Al Natale della prima elementare (siccome avevo imparato a scrivere tante parole nuove oltre mamma papà zio i nomi, i nomi delle piante eccetera come tutti) scrissi una lettera a Babbo Natale con mille promesse stupende e meravigliose da far piangere anche gli angeli del presepe.
A Natale dell'anno dopo, in una strigliata qualsiasi venni rimproverata "Mi raccomando a Natale scrivi le promesse!".
Così a Natale, mi misi sulla sedia, presi la mia nuova letterina e recitai quelle poche parole che ci avevo scritto:
"Caro Babbo Natale, quest'anno non ti prometto niente perché così non devo mantenere niente".
La coerenza prima di tutto.
E sempre da ragazzina a 10 anni, iniziando il catechismo per la Comunione, vengo a sapere che tutti fanno l'ora di religione e io..no.  Quindi il giorno dopo, presi la Bibbia di papà, entrai in classe e rivolgendomi alla maestra dissi: "Tu hai deciso di essere comunista, ma sai chi è Dio, non puoi però venire qui e fare come se Dio non ci fosse, quindi siccome sei atea, religione la faccio io. Esci". Lei (Nella Urbano) mi rispose "Dio non esiste", e io di tutto punto risposi di nuovo "Anche io voglio esserne sicura, quindi voglio sapere come sono andate le cose". E iniziai a leggere la Bibbia.
Andarono a chiamare la Preside, mi accompagnarono a casa (dietro la scuola) mentre scalciavo a destra e a sinistra e volevano espellermi dalla scuola per come avevo risposto alla maestra. Ma siccome la faccenda era delicata hanno dovuto mettere l'ora di religione che la maestra si rifiutò di fare per cui venne la Signorina Fausta, una suora laica che avevamo all'asilo. Cioè non ero normale, nel senso che si vuole 'caruccio', ma non ero proprio una taciturna bambina calma. 
Oggi è cambiato tutto, non si danno sberle, il bambino va compreso, amato, coccolato, dondolato-ninna-nanna-ninna-oh, non va rimproverato se non con la voce all'olio d'oliva, deve avere tutto, può farsi male e fare del male, può drogarsi-e-va-compreso, può mettere un compressore nel culo e va difeso, e in questo sonno educativo lontano anni luce dalla durezza della vita, la vita poi ti suona la sveglia e te la dovrebbe (a mio avviso) suonare in faccia.
Allora io non è capitato che abbia figli, ma parlo, m'indigno, come proprio tutti gli altri e dico: "Un ragazzo di 24 anni può ficcare un compressore nel culo di un ragazzino, dopo e mentre lo umilia a morte traumatizzandolo, fracassandogli l'intestino, con altri compari e la mamma che va urlando da qui a Capo Horn che si è trattato di una bravata?"
NO.
Non può.
Le riforme possono essere a milioni ma la ri-forma mentis non te la può 'fare' nessuno, se da te non sei capace di costruirti una scala di valori.
E basta con questo inquietante 'non c'è da meravigliarsi più di niente', perché lo sdegno verso la barbarie della cattiveria, della distruttività che si va anatomizzando sempre più dettagliatamente, non ha più luogo. E anche se han chiesto scusa ora, e il ragazzo sta un po' meglio non ha luogo.
Bisogna sdegnarsi, svegliarsi e sincerarsi che se un uomo (perché a 24 anni sei un uomo, diamine!) va in giro a seviziare un ragazzino cicciottello e è corredato di madre scema, vanno presi tutti e due e portati in isolamento, in una camera, quasi senza aria, a guardarsi per l'eternità, lontano dal mondo civile in cui non sanno stare, dal quale non hanno voluto apprendere nulla di bello che c'è in abbondanza e dimenticati, come il loro buon senso, rispetto e.. credo di essere ancora molto buona nel dire, nella loro incapacità di vivere in una società, in cui le regole e le leggi più importanti sono quelle non scritte e tra queste c'è quella che recita più o meno così "Se non sai vivere con gli altri, vai fuori dai coglioni".
La sveglia va suonata prima che suoni e poi è tardi.
Questo non è bullismo, né mancanza di senso materno, è, come direbbe Erich Fromm, anatomia della distruttività umana.
Auguri Vincenzo,
tutti.

Elisa Pistolesi ©











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