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mercoledì 1 ottobre 2014

Primottobre

Primottobre..
Primo giorno del mese come ogni giorno seduta a volte come oggi davanti alle tue foto dopo mesi..
Primo sorriso personalizzato..
Primo scatto per me..
Prima di raccontare un'emozione devi sapere che non ci riuscirai, e lo sperimenti quando quell'emozione diventa una serie infinita di ore piccole, piccolissime, infinite e infinitesimali, come le sensazioni che spiano tutti i miei pensieri e li colorano con gusti di frutti di bosco e aromi di caffè.

Prima di sedermi sono andata a correre e per non fermarmi ti ho messo tra l'immaginazione e l'immagine di quel sorriso per me in fondo al viale con gli alberi rallegrati dal sole di ottobre e felici di vederci finalmente avvicinati, perché nell'immaginazione correvi anche tu verso di me.

Prima di scattare in un abbraccio immaginario mi hai sollevata fino a toccare le foglie di quegli alberi partecipi di un sogno che sta nel sorriso che mi hai stampato e che mi si stampa ogni volta che ogni pensiero ti sfiora e le foglie d'autunno cadevano per fare festa come coriandoli dai toni caldi.

Prima di abbracciarmi e stringermi forte come solo tu sai fare ci siamo persi occhi negli occhi senza avere la forza di parlare e in quello sguardo ci siamo detti tutto, compresi i segreti da tenere, gli sbagli evitati e da evitare, i racconti delle notti passate a pensarci come se il pensarci ci potesse tenere.

Prima di stringermi forte per abbracciarmi mi hai preso le mani e  mi hai tenuto per il tempo che ha temuto che non accadesse più e incastrando le tue dita con le mie mi hai raccontato quanti sogni e quante nostalgie per scongiurare che ci dimenticassimo del filo rosso che ci legò da lì a per sempre.

Prima e prima ancora in quel punto che cambia i limiti e li destina ad orizzonti nuovi non mi lasciavi andare, non mi mettevi giù e ogni mistero delle espressioni dei visi si svelava davanti a noi cantando con la voce del vento la felicità che aveva bisogno di molto più di un momento per essere tutta.

Prima e sempre ancora in braccio a te con le gambe dietro la tua schiena, occhi negli occhi, e mani con le dita incastrate dietro la mia, narrammo legami di corde che solo l'acciaio di un desiderarsi forte poteva scrivere perché un bacio, quel bacio lì, proprio quello, si lasciasse incidere sulle nostre labbra.

Prima di quel bacio, nel mentre di quel bacio, e dopo quel bacio, i nostri occhi avevano ancora paura di abbandonarsi a chiudersi per l'incredulità di sapersi davvero labbra su labbra, mano nella mano, dita tra le dita, corpi aderenti l'uno addosso all'altro e cuori che rubavano l'uno il battito dell'altro.

Prima di oggi, primottobre, ho raccontato col silenzio apparente la dimenticanza, ho lasciato a una frase, a una canzone a un pensiero, a un inganno forse subito o al mistero mai svelato, di riferirti ogni parola con un'emozione schermata, per schermo la paura del ridicolo che sempre si prova amando.

Prima di oggi, non potevo sapere cosa sarebbe diventata quell'emozione, di quante sfumature potevano vestirsi quei colori, di quanti sguardi poteva godere l'immaginazione che ogni giorno quel sorriso era per me, incredulo e imprevisto, timido e gioioso, felice e fugace, proprio come noi.

Prima di oggi, primottobre, ti ho desiderato tanto che non so e non oso sapere con precisione di quante notti di passione avrebbe bisogno un farlo e ancora e sempre e continuare, per null'altro che non sia amore, che ci tiene, come il cielo le stelle che quando ne fa cadere qualcuna altro non fa che ricordarci che non dobbiamo lasciarci mai se non per un breve istante e tornare a brillare in alto.

Prima di oggi, primottobre, è stata un'estate lunga, un periodo brutto, un convincersi che fosse solo tanta vaghezza e troppa, troppa precarietà di prove per stabilire se ne valesse davvero la pena incontrarsi per un appena desiderio, provato per un tempo breve e uno spazio da inventare.

Prima di oggi, primottobre, ti volevo salutare con questo disegno di parole, in pieno stato di astrazione, dove l'astro che brilla sei tu nella mia immaginazione, di quel sorriso che mi hai destinato, in un tempo raccontato, in questo battito impazzito, di questo primo ottobre da lui consolato.

Prima di oggi, primottobre, come ogni prima di andare via da quei tuoi occhi, ti mando un bacio, quel bacio lì, proprio quello, quello che non si dice mai l'ultimo, ma è sempre il più bello, come te, come quelli che mi hai mandato e che ho gelosamente custodito, come riserva naturale di te.

Prima di oggi, primottobre, non ho mai desiderato così fortemente partire per sapere che non incontrarti non è un caso, perché la geografia è destino anche se la mappa non è il territorio, ma per me che vorrei viverti e farti abitare in me, per me che sei l'unica patria cui giurare fedeltà, i sentieri si fanno tortuosi e il viaggio al buio, e le valigie pesanti, e i ricordi frammenti, e il cuore in frantumi, e i giorni lontani, e le poche città deserte, le provviste scarse, le consolazioni poche, le forze minate e le sensualità dimenticate, in un marmoreo fermo immagine che mi fa smettere di camminare, ma solo per correre, e correrti incontro, come in questo racconto di sogno, come scendendo di corsa dalle scale, sapendo che mi aspetti per venirmi a prendere e portarmi dove, si può fare per sempre l'amore.

Prima di oggi, primottobre, prima di tutto, prima di ogni notte e di ogni giorno, prima della razionalità e della metrica perfetta della spiegazione logica, prima di andare avanti, ci sei sempre tu, ovunque, per questo a volte ci riesco, perché davanti ci sei tu, che mi corri incontro, tra i miei occhi, come Fede, cieca.

Eli










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