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domenica 18 maggio 2014

IL COMICO DA INTELLETTUALE A OPERAZIONE DI MARKETING

Il ruolo del comico in televisione ha inizio con la nascita della televisione stessa.
Pochi giorni dopo la messa in onda della prima trasmissione, il 3 gennaio del 1954, aveva inizio infatti, ‘Un, due, tre’, varietà con due protagonisti eccezionali come Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi. 
Il comico ovviamente veniva dal teatro, che fosse prosa o cabaret, poco importava. 
Poteva trattarsi anche della strada, come nel caso di Franco Franchi, che insieme a Ciccio Ingrassia formò una delle coppie comiche più esilaranti di tutti i tempi.
Il teatro drammatico catapultò sul piccolo schermo attori di inarrivabile bravura come Vittorio Gasmann che nel 1955 diede vita a ‘Il Mattatore’, varietà comico che ospitava comici che avrebbero segnato l’intera metà del secolo come Dario Fo e Franca Rame. 
Altro varietà indimenticabile è stato su tutti gli anni ’60 ‘Studio Uno’, che nella rubrica ‘L’uomo per me’ condotta da Mina, ospitava tutti i grandi personaggi del tempo, tra cui gli attori della così detta Commedia all’Italiana che ci valse riconoscimenti internazionali e assieme al Neorealismo insignì il nostro cinema di numerosi Oscar.
Da Vittorio De Sica a Totò, da Mastroianni a Nino Manfredi, Gassman, Peppino De Filippo e Alberto Sordi.
Di questi alcuni erano stati già ospiti de ‘Il Musichiere’ il famoso programma condotto da Mario Riva. 
Studio Uno’ determinò anche l’entrata in scena di una delle prime donne comiche in tv: Franca Valeri. 

Protagonista indiscusso dei primi anni ’70 del piccolo schermo fu proprio Nino Manfredi, che a ‘Canzonissima’ riuscì a invitare il suo compaesano Mastroianni per duettare in uno sketch. 
Divenne celebre il suo personaggio ‘il barista di Ceccano’ con il suo ‘fusse che fusse la volta bbona’. 
E sempre a ‘Canzonimma’ si alternavano le fortune di comici come Alighiero Noschese e Ugo Tognazzi, introdotti da Raffaella Carrà che ha dominato il piccolo schermo per tutta la metà del secolo. 
Quando il cinema italiano perde quota, durante gli anni ’70, la televisione iniziò ad assumere un ruolo sempre più decisivo per intrattenere e divertire il pubblico, ormai sconvolto dagli eventi terroristici che segnarono il Paese da nord a sud. Cominciavano gli anni di piombo e un non ufficiale coprifuoco, soprattutto nelle grandi città, accomodava la gente davanti al televisore di casa, piuttosto che sulla poltrona del cinema.
E’ proprio negli anni ’70 che a Pippo Baudo venne l’idea di scrivere un programma dove nuovi talenti comici potevano farsi notare e raccontare con nuovo linguaggio l’Italia del tempo. Il programma venne proposto a Bruno Voglino, un ex dirigente Rai, che girò l’idea all’autore Marchesi, ma l’idea non piacque. Venne affidata così a Giancarlo Magalli, che assieme al suo amico esperto di cabaret Mario Pogliotti, girò la penisola cercando in ogni regione i nuovi talenti che si esibivano nei teatrini off. Nasce  Non stop, che segna un cambiamento anche nel linguaggio e nel concept, in quanto è il primo programma d’intrattenimento che elude la figura del capocomico, cioè il presentatore in un programma di cabaret e in quanto primo programma di punta dopo la Riforma RAI. 
L’intero titolo del programma è infatti ‘Non stop – ballada senza manovratore’. 
I comici si alternavano proprio come in una staffetta, salvo alcuni momenti musicali, si passavano il testimone: un piccolo pupazzo che segnava il cambio. La tv era ormai a colori e la concorrenza delle nascenti tv commerciali assieme ai programmi di altri canali, obbligava a un ritmo ben più alto per evitare eventi come lo zapping, e incollare lo spettatore davanti al teleschermo. Si alternavano in sketch di otto minuti comici come Massimo Troisi, Lello Arena e Renzo Decaro, meglio noti come La Smorfia, Carlo Verdone, Enrico Beruschi, Zuzzurro e Gaspare, Francesco Nuti e Alessandro Benvenuti, meglio noti come Giancattivi. I Gatti di Vicolo Miracoli, tra cui Umberto Smaila, Jerry Calà, Franco Oppini e Nini Salerno, una sorta di Woody Allen nostrano con fare da colto, ma dai risultati risibili. Molti tra loro hanno segnato la storia del grande schermo degli anni ’80 e ’90, e alcuni come Massimo Troisi e Carlo Verdone sono stati insigniti di riconoscimenti internazionali come numerosi David di Donatello e Oscar. Il comico da qui in avanti, nasce in tv per arrivare al grande schermo. Preparazione, studio, capacità di trasformare la critica sociale e di costume in una vera e propria opera d’arte, che venti anni prima riuscivano solo i grandi maestri del cinema come Risi e De Sica. 
Del 1979 è invece Luna Park, programma ideato e condotto da Pippo Baudo, accompagnato dalla biondissima Heather Parisi, che vede la partecipazione di Enrico Beruschi, Tullio Solenghi e Beppe Grillo a fare da contenitore alle nuove proposte comiche.
Fu proprio Beppe Grillo a segnare la comicità degli anni ’80 con i suoi : ‘Te la do io l’America’ e ‘Te lo do io il Brasile’. 
Il primo dei due programmi segnò l’ascesa ininterrotta del fenomeno Beppe Grillo, che con ironia e sagacia, fece dei numeri pazzeschi di ascolti che si contarono fino a 16 milioni e mezzo. 
La carriera di Beppe Grillo si interruppe con la 'censura' imposta dopo una battuta.
E' il 5 novembre 1986. Presenta Pippo Baudo, che lo ha scoperto dieci anni prima in un teatro semivuoto milanese, La bullona. “La cena in Cina… Martelli ha chiamato Craxi e hadetto: ‘Ma senti un po’,qua ce n’è un miliardo e son tutti socialisti?’. E Craxi ha detto: ‘Sì, perché?’. ‘Ma allora se son tutti socialisti, a chi rubano?’”. Tangentopoli è lontana, la censura no. Craxi chiama Baudo, che eroicamente scarica Grillo e ne benedice la cacciata. 
Ne fece un dramma personale, o uno psicodramma, da che mondo e mondo, però le censure toccarono tutte a personaggi 'estremi': Tognazzi proprio nel primo programma citato 'Un, due, tre'.
La causa? Una scenetta in cui si prendeva bonariamente in giro l'incidente occorso all'allora Presidente della Repubblica Italiana Gronchi, il quale, nel sedersi in un palco della Scala a Milano, accanto al Generale De Gaulle in visita nel nostro Paese, cadde in terra, perché qualcuno alle sue spalle, per eccesso di premura, tirò indietro la sedia un po' troppo. La parodia dei due comici suscitò uno scandalo.
Dario Fo per Mistero Buffo, Tortora per aver acconsentito a Noschese battute troppo scostanti dal buoncostume intellettuale di allora verso Fanfani, poi Benigni, Luttazzi, Paolo Rossi. 
Ma in Beppe Grillo c'è qualcosa di diverso.
Quel diverso che non piace neanche a se stesso.
E la storia della comicità comincerà ad affidarsi a chi fa del non-sense l'ossatura essenziale dell'irriverenza stessa.
Rappresentativo di quegli anni, esilarante ritratto dell’incomunicabilità, oltre che della situazione politica che non riusciva a uscire dall’impasse terroristico e in seguito più esplicitamente mafioso, in cui era caduta, l’arrivo sul piccolo schermo di Quelli della notte. 
33 puntate dal 29 aprile al 14 giugno 1985, con l'interruzione del 29 e 30 maggio in seguito alla Strage dell'Heysel, Quelli della notte è la celebrazione di un nuovo tipo di comicità che esige un ancor più dettagliata preparazione riassumibile in un ‘parlo ma non dico’. Protagonista indiscusso Renzo Arbore accompagnato dall’astro nascente Nino Frassica, che ha fatto del suo linguaggio ‘confuso’ il cavallo di battaglia e l’identificazione di un decennio come nel personaggio Fra Antonio Scasazza, o Maurizio Ferrini che entrava dicendo ‘Non capisco, ma mi adeguo’. 
Ascolti da capogiro: superava anche il 50% di share e Betlemme di alcune delle sigle più fortunate della tv come Ma la notte no
Pensare di bissare il successo sembrava impossibile, ma  Indietro tutta ci riuscì e stroncò in una satira d’impostazione la struttura delle trasmissioni della tv commerciale. 
Ecco spiegate le ragazze Cocodé, tra cui troviamo una giovane Maria Grazia Cucinotta, e comici come Michele Foresta (Mago Forest), Francesco Paolantoni, di nuovo Simona Marchini, e su tutti sempre al fianco di Arbore Nino Frassica. 
Anche qui sigle che raggiunsero una popolarità senza eguali come Si la vita è tutta un quiz, Vengo dopo il Tg, Pirulì e Cacao Meravigliao e parodie con cui Arbore stigmatizzò un certo tipo di televisione, dove l’intrattenimento era connotato da un sempre più basso livello culturale, ma anche dalla voglia di non prendersi sul serio in un pianeta minacciato da continui titoloni USA-URSS a un passo sempre da un clima da 'Guerre Stellari'. 
Infatti, l'intrisa intelligenza fu talmente raffinata che,  come dimostra la storia, a quasi 30 anni da Quelli della Notte, corre da capolista pur essendosi fermata lì da sempre ed è sempre più raro lo spettacolo d’intrattenimento intelligente, stravolgente e che tenga fermo lo spettatore col telecomando. 

Il comico, non è più un intellettuale, non gli è richiesta alcuna preparazione teatrale o attitudine alle mansioni di varietà che lo obbligavano a misurarsi con il ballo, il canto e l’improvvisazione. 
Non gli è richiesto neanche molto repertorio: ci sono gli autori e basta la sua totale disponibilità a stare pochi minuti davanti la telecamera e a farsi scrivere addosso, che faranno di lui un passante degli anni 90. 
Alcuni comici godranno sempre di gradimento, divenendo icone inimitabili come Gigi Proietti e il Trio Lopez Marchesini Solenghi, (Anche loro censurati per una parodia sull'Ayatollah Komeini) guadagnandosi popolarità grazie ai loro personaggi e alle esilaranti parodie. 
Servirà un’area di nuovi talenti per portare alla ribalta un Leonardo Pieraccioni che vince l’omonimo concorso ideato dalla Rai nel 1992 che lo farà approdare al grande schermo con vari successi di botteghino. 
Gli anni 2000 rileggono il sabato sera con i programmi di Panariello nella trilogia del Torno Sabato.. e di Stasera pago io.. di Fiorello, che sarà incoronato re dell’intrattenimento per  il successo di ascolti del varietà Il più grande spettacolo dopo il week end, dove il mattatore, cantante, imitatore, ballerino e intrattenitore, diviene il simbolo di qualità attribuibili solo ai grandi del passato come Walter Chiari e cioè divertimento, irriverenza e genialità, con la grande esclusa ormai di repertorio per quasi tutti i comici del nuovo millennio: la volgarità. 
Fiorello diventa un icona tanto da guadagnarsi un saggio del critico televisivo Aldo Grasso: Fenomenologia di Fiorello (Mondadori – 2009 ). 
Altro esempio di nuova comicità è Checco Zalone, nato sul palco della tv commerciale, è andato ben oltre l’appagamento della popolarità del piccolo schermo, trasformandosi in un vero fenomeno cinematografico, lavorando e realizzando sceneggiature che gli sono valse incassi senza precedenti come ‘Cado dalle nubi’, ma in particolare la seconda e cioè ‘Che bella giornata’. 
Il film ha superato perfino gli incassi de La vita è bella di Roberto Benigni, anche se questi dati sono confermati da Cinetel, ma non dalla SIAE, di Harry Potter e Avatar con un totale di oltre 60 milioni di euro. 
Checco Zalone, al secolo, Luca Medici, di origini pugliesi si è prestato all’imitazione del compaesano Nichi Vendola, durante la trasmissione che affida la sua ‘copertina’ proprio a un comico e cioè Crozza a Ballarò, il programma di Floris, in onda su Rai3. 
Proprio Crozza oggi trattiene l'humor irriverente, ma tipicamente di sinistra, colpendo qui e là, facendo satira al soldo, ma con l'escamotage di fare il pezzo (la sua copertina) coi politici in studio, così da attutire i colpi e alleggerire le sue personali simpatie politiche, ci riesce poco ma ci prova, certamente non fa cultura da distribuzione poco teatrale, ancora meno cinematografica.
Del tutto negata per la satira è la frizzante Littizzetto, totalmente schierata, lessicalmente tolettante (i suoi continui riferimenti a pipì, cacca, walter, iolanda), sintatticamente al limite della pornografia per eccitare l'orecchio, e strutturalmente prevedibile. Più apprezzabile come attrice, non certo per la sua bellezza. Ma non può essere paragonata neanche a Tina Pika, quell'eredità, a mio modesto parere, spetta a Natalie Guetta, la Natalina di Don Matteo.
Si chiuderebbe con Checco Zalone, quindi la parabola del comico che esporta il suo pensiero fino a una riflessione da grande schermo o comunque di grande respiro intriso d'intelligenza come se interpretasse tutte le doti di tutto ciò che era, doveva e voleva significare Quelli della notte e poi Indietro Tutta, ma io ci aggiungerei anche Ficarra e Picone. Veri mostri sacri, a mio avviso.
La finestra si apre ora su un panorama che affida sempre di più al marketing e allo sponsor di turno, magari di forte connotazione politica, il pensiero naturalmente irriverente e graffiante, tipicamente a briglia sciolta, di un comico da antologia.
Invece no, c'è Antonio Albanese, che sta a sinistra, più che probabilmente, ma sta bene dappertutto per il vantaggio di non essere tentato dal diventare cretino per forza o il bellino o il perseguitato.
Insomma Crozza sembra una rivisitazione di Gastone con la riga al pantalone di Petrolini, Albanese è defilato, mette una maglietta e il cuore. 
Bisio non ce la fa se non a fare la spalla, si è incastrato così in più di 10 anni di Zelig, da non essere nessuno senza un comico vicino, perché lui non lo è. In più si è suicidato artisticamente alla lettura 'I bambini sono di sinsitra'. Mi vergognai di ascoltarla.
Io metto Non stop ballada senza manovratore come ultimo programma comico reale, perché detesto vedere in un programma di comici, l'unico che non lo fa guadagnare più di tutti in visibilità e presunto talento, e poi perché i comici veri non hanno bisogno di una spalla, farebbero un duo.
E poi perché è la situazione politica di adesso: riconosco a Magalli il genio e l'abilità con cui la presentò a un'Italia ignara dei giorni che viviamo.
Senza un governo da noi scelto, senza una leadership vera e propria, appannaggio dei burocrati, satellite del Regno Germanico, invischiata di sinistra in ogni cellula del suo corpo e per questo oggi che la sinistra è sia al governo che all'opposizione, i comici non fanno più ridere. 
Ben gli sta.
Poi ci sono quelli come Grillo che non se la sono abbozzata e tentano la scalata politica.
Oltre Hitler, oltre le buone maniere, oltre il tatto, oltre ogni limite.
E' per questo che qualche comico passa a M5S che è diventato il nuovo C'ENTRO perché ci entrano tutti quelli che vorrebbero dirsi NEUTRI e che fondamentalmente non sanno come stanno le cose, non hanno voluto mai saperne. 
Siamo nell'era del transgender non ci scandalizziamo.
Ma se è vero che non ci sono colpe solo dalle produzioni senza dubbio ci sono responsabilità da parte dei comici che pur di guadagnarsi la scocca si sono prostituiti in ogni angolo del pianeta PCI in tutto quello che è diventata questa massa ghiacciata in idee politicamente paleontologiche, sempre lì a darsi un tocco di progresso piazzando qualche gay o qualche clandestino.. e di questa massa ghiacciata, Grillo è la punta dell'iceberg. Fondamenti comunisti, che fondamentalmente non fanno ridere, perché di fondo dove ci sono loro c'è una tragedia in corso.
Eccola l'operazione di marketing più riuscita di un Giovanni Vernia o di un Povero Silvio: Beppe Grillo col suo nuovo spettacolo il cui titolo è un non detto taciuto: Te la do io l'Italia.

Il suo odio, la sua gogna interiore, le sue frustrazioni da 'cacciato', 'escluso'. Se ognuno che subisce un'esclusione diventa Beppe Grillo, avremmo solo due cittadini e tutti aspiranti Dittatori ognuno convinto di avere la meglio. E' cerebralmente sconnesso, conserva il far ridere delle birrerie con le mignotte di condominio che scendono a vedere se c'è qualche ubriaco che paga loro una birra.
E' deprecabile rappresentane di un'Italia che ha lavorato tanto, che ha sbagliato e non si è arresa, che ha sofferto e si è asciugata le lacrime, che ha medicato le sue ferite tirandosi su le maniche.
Eccola qui l'Italia, come una falena, imbambolata davanti a un un uomo che ha fatto della bruttezza e del trash il suo tren de vie sudaticcio e mezzo sporco che urla e grida vaffanculo come un teppista della strada, qual è e che fa ancora il comico: fa piazze, teatri, si fa i film, ha il sito, vende gadget, vive a 5 stelle e a noi di tutto il ridere che si poteva, rimane solo una speranza, che venga seppellito politicamente, svergognato davanti al mondo e caricaturato da una nuova generazione di comici che saranno sempre più solo di destra; che questa crisi diventi un ricordo lontano, così che gente come lui torni a fare la fila a Cinecittà e che con un po' più di leggerezza, possiamo tornare a essere Quelli della notte.
Ah! E che io presenti Sanremo!
Elisa Pistolesi ©

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