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venerdì 5 luglio 2013

Storia della Borsa

Nell'universo degli accessori, la borsa è evidentemente considerato uno dei più rappresentativi  simboli di personalità del nostro tempo. Una specie di cartella e oggi diremmo 'clinica' nel senso che dice tutto di noi.
Non si può certo dire lo stesso per l'ombrello!
Solo in Gran Bretagna e in particolare in Inghilterra con graduale deflusso d'influenza londinese, si può affermare lo stesso per il cappello. Ma in tutto il mondo, e in tutte le culture, dall'estremo oriente al mondo arabo al 'fashionissimo' occidente la borsa può essere considerata un 'alter ego'. L'accessorio che più ci identifica, che ci descrive e ci presenta agli altri secondo l'impressione che trascende la presentazione verbale o anche la gestualità. Grande, piccola, colorata, a tinta unita, a tracolla o a mano, la borsa è sempre stata dalla metà del Settecento a oggi, un prolungamento dell'ego femminile.
La nascita della borsa è remota, e per trovarla si deve tornare indietro al lontano paleolitico, quando l'uomo portava con sé un sacchetto ricavato dalle pelli animali con dentro tutto l'occorrente per la caccia, forse solo delle frecce, o dei coltelli, ma già necessitava di un accessorio per quello che per l'epoca poteva definirsi 'necessaire'. Per arrivare al neolitico bisogna attendere 'qualche anno', quando sui monti Zagros (la più estesa catena montuosa tra Iran e Iraq) l'uomo iniziò a praticare la pastorizia con le capre.
Lontano da una fissa dimora, aveva la stessa identica necessità dell'uomo preistorico, con la differenza che le 'armi' servivano solo per difendersi da eventuali lupi o altri animali che attentavano alla vita del bestiame o alla sua.
Da nomade pastore, una volta identificata l'acqua come sorgente di vita, diventò abile coltivatore e allevatore, restando così nei 'dintorni' di casa. Ma addirittura, le borse (o sacchetti di pelle) diventavano più grosse, poiché erano cresciuti di numero gli oggetti da avere con sé una volta uscito dalla dimora.
Passano i secoli, ma nulla cambia.. nel suo senso più profondo la borsa rappresenta esattamente quello che rappresentava nell'antichità 'il potere sopra la natura', la possibilità di conquistare il mondo, la scatola della sopravvivenza. Tutto questo è curioso se si pensa che per diventare accessorio deve attendere la fine del Settecento, quando in Francia le donne benestanti cominciarono ad indossare il sacchetto pendente da un bracciale o da un prezioso laccio, per poter avere sempre con loro le proprie 'armi' di conquista, e cioè cipria e rossetti. Ma anche denti finti (le attuali faccine) o nastri di ricambio e guanti. Oggi il potere rappresentativo della borsa è evocativo nel senso che più è costosa e di rara fattura, più è immediatamente riconosciuto il potere della donna (ma anche dell'uomo) che la sceglie e indossa. Serve essenzialmente per avere con sé denaro e occorrente, per cui più è costosa, più dev'essere tanto il 'denaro' che evoca contenere. Nella modernità che tanto si vanta di avanguardie e status symbol, la borsa rappresenta il nomadismo del neolitico o addirittura del paleolitico! Oggi più che mai, usciamo di casa con lo stesso spirito che l'uomo primitivo aveva per affrontare la sua jungla quotidiana o il suo deserto. E la borsa da sera non si allontana molto dallo spirito della caccia perché per la donna 'cacciare' significa 'conquistare' l'uomo e quali armi migliori di un sacchetto che contiene solo ciprie e rossetti! Se se ne vuole sapere di più, consiglio vivamente una visita al Tassenmuseum di Amsterdam, il Museo della Borsa ('Tassen' in olandese significa borsa. E' un termine di derivazione tedesca, viene da 'Taschen' che deriva a sua volta dal latino 'Tasca') dove si possono ammirare antichi reperti, vecchi cimeli o moderne opere d'arte. Durante un Erasmus o un viaggio di piacere o un semplice tour tra le capitali europee potrebbe essere interessante sapere 'cosa' si è portato dietro l'uomo.. e la donna, dall'inizio dei tempi.

di Elisa Pistolesi ©

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